Home creator

Emoczo, pseudonimo di Max Ciszek, è l’autore di Home creator; una raccolta che comprende sette collages digitali. L’artista, di origine polacca, in questi suoi lavori ci consente di compiere un vero e proprio viaggio tra deserti tempestosi, scenari geometrici, atmosfere cupe e rarefatte, campi di grano e di girasole in cui si riflette la condizione umana. I paesaggi artificiali vengono arricchiti, oltre che da figure astratte, anche da elementi simbolici e metaforici dove la vita sembra danzare con la morte. Nel linguaggio espressivo utilizzato dall’artista, che sembra esser ripreso dalla grafica pubblicitaria, si respira la vita nei colori provenienti da aree remote dell’universo; nella danza dei ballerini; nelle mani umane che si intrecciano tra loro, nel simbolico volo delle colombe e di altri uccelli, nei gesti vitali di altri animali o nella musica di un uomo orientale che rapito da essa, siede a gambe incrociate in un momento contemplativo. Emoczo, tuttavia, cosciente della tragedia umana, riprende in queste sue opere altri elementi che rimandano ad essa; in questi suoi collages, quindi, possiamo riscontrare ferri spinati o rami intrecciati in cui si muovono figure umane in fuga dal loro destino; macchine da guerra infernali; uomini in assetto antisommossa; sangue e fiamme; animali racchiusi nel mirino di un’arma da fuoco pronti ad essere uccisi; figure grottesche e corvi neri a presagire eventi oscuri. L’artista, nell’eterna lotta tra bene e male, sembra preferire il bene trasmettendo all’osservatore la speranza di un futuro migliore.

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Emozco, nickname of Max Ciszek, is the author of Home creator; a collection composed by seven digitals collages. The artist, from Poland, in these works move the people for a trip around stormy deserts, geometrics places, darks and rarefied atmospheres, wheats and sunflowers fields, where is reflected the human condition. The artificial places are elevated, beyond abstracts objects, too thanks metaphoricals and symbolics elements where life seems dance with death. In the expressive language used by artists, that seems similar to advertising design, we can breathe life from far areas to universe; in dancers dance; in human hand that weave together; in symbolic fly of dove and other kind of birds, in life action of others animals and in the music of oriental man that fascinate to the sound, stay sit with her legs in meditation moment. Emozco, however, is awake to human tragedy so he use too other kind of elements as metal or branch spiked where is possible see human people that escape from our fate; infernal war arms; people in crowd control; blood and fire; animals inside a gunsight ready to be killed; grotesque people and black raven that seems predict darks events. The artist, in the eternal fight between good and bad, seems prefer the good giving to the observer the hope to a better future.


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@Emoczo

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L’eco devastante del silenzio in “Sulla mia pelle”: il film dedicato agli ultimi giorni di Stefano Cucchi

Dedicato a Stefano Cucchi, ai suoi familiari e amici, a tutti coloro che hanno subito torture, aggressioni violente e a tutti i detenuti uccisi dalle violenze delle forze dell’ordine

Sulla mia pelle è il titolo del nuovo film diretto da Alessio Cremonini che, per la prima volta, porta sul grande schermo la tragica vicenda di Stefano Cucchi; giovane ucciso dalla violenza brutale e inaccettabile delle forze dell’ordine.

Il ruolo di Stefano viene interpretato dallo straordinario Alessandro Borghi che riesce, per un attimo, a far brillare nuovamente di luce gli occhi del ragazzo cogliendone movenze fisiche, voce, espressione e gestualità. L’impatto scenico di Borghi, inoltre, è fondamentale anche per lo spettatore che, proprio grazie alla bravura dell’attore, può immedesimarsi nel ragazzo rivivendo, sulla propria pelle, il calvario di un uomo abbandonato, dallo Stato e dalle istituzioni, nelle fredde e ovattate stanze di prigione e degli ospedali.

Il regista, durante la trasposizione dei fatti, tende ad allontanarsi dalle dinamiche patetiche raccontate dai media e dalla cronaca giornalistica presentando un’atmosfera asettica e mai enfatica. Il pubblico viene condotto in una voragine di dolore e sofferenza simboleggiati da un’eco silenziosa e costante che turba profondamente. Il silenzio si trasforma in rumore cupo, fastidioso e assordante quando viene chiusa la porta della stanza della caserma; luogo in cui Stefano, immobilizzato e inerme, viene massacrato; il silenzio affonda nella profonda sofferenza vissuta dai parenti e amici di questo ragazzo; il silenzio diventa rabbia nelle battute amare di un uomo strappato alla vita da Carabinieri violenti e volgari e abbandonato da un’ indifferenza umana agghiacciante.

Ancora adesso, ripensandoci, resto in silenzio e, con la voce rotta dalla commozione, traccio lacrime di dolore, angoscia e di rabbia che, tinte d’inchiostro nero, impattano sul bianco tessuto della carta.

Jes