Memoria (parte 1)

Davvero una gran bella festa, così, tutti insieme, è da tanto che non ci ritroviamo. Anche se solo per un compleanno, per l’ottantatreesimo del nonno. Nella mia famiglia i compleanni contano come il due di picche, anzi, io personalmente tendo a dimenticarli. Ma stavolta davvero non si può: a due anni dalla sua scomparsa, fuga o di qualunque cosa si sia trattata, ritrovarlo l’altro ieri proprio lì, sul ciglio del viale innevato, è stata una gioia inattesa. Nudo, infreddolito e con lo sguardo perso e gli occhi infossati, stretto tra le braccia. Come ci è finito lì? Come ha resistito alla neve gelida? Non lo so, nessuno lo sa, soprattutto perché abitiamo nella stessa casa, questa, a quasi trecento chilometri da dove è stato trovato. Gli sbirri hanno faticato persino nel mettergli addosso una coperta; seppur secco come un ramoscello ha una forza paurosa e la sua magrezza mette in risalto i nervi sottili e tesi delle braccia. Quello che io non mi spiego è: come cavolo ha fatto a riconoscere la strada di casa se in vita sua non è mai uscito da queste quattro mura? Sì, al limite ha fatto un giro in città, però so per certo che così lontano non ci è mai arrivato; odia viaggiare, volare e soprattutto camminare. Spinge gli agenti e punta dritta la strada davanti a sé, come guidato da una volontà esterna e avesse un solo obiettivo: tornare a casa. Come sa che quella è la giusta direzione? Non gli importa che il coso penzola o che sculetta con due piccole natiche secche, che è cosparso di una qualche sostanza e che la barba, lunga e ispida, pare quella di Babbo Natale. «Casa, caaaasa, ca-sa», ripete meccanicamente, per strada, nella volante della polizia, durante l’interrogatorio e fino a ieri, quando è tornato da noi. Poi ha smesso, si è ammutolito e tranquillizzato, si è svegliato stamattina e pare un’altra persona.

 Intorno a me un continuo vociare, un ripetersi incontrollato della parola – auguri -, un continuo – come stai? -, qualche spintone che per poco non fa rovesciare il mio the; d’altronde quasi centoventi persone in ottanta metri quadri, fate voi. Ok, era scomparso, chissà dove, adesso torna e caso vuole che sia il suo compleanno; ok pure questo. Però facciamola finita e torniamo a essere quella cazzo di famiglia dove la parola auguri è stitica a essere pronunciata. Poi mi ricordo che forse, l’unico a non aver dato gli auguri al nonno sono io: ho sonno, voglio dormire, domani si trotta al lavoro, ma prima devo almeno salutarlo, devo dirgli anch’io quella maledetta e antipatica parola. In fondo gli voglio bene, ci sono cresciuto, anche se di lui conservo pochissime discussioni sensate; ma tu guarda come riduce l’Alzaimer… Ne soffre da oltre venticinque anni, ma cazzo, una malattia che ti fa camminare a zonzo per due anni… Aspetto che l’ultimo gruppo di pseudo parenti gli stampi un bacio finto sulla guancia scarna e squamata, poi mi giro, nessuno mi calcola, gli vado vicino e poggio le mani sulle ruote sottili della sedia, «E… allora nonno, forza, rimettiti e… a domani.» Niente da fare, quella dannata parola non mi esce proprio e di baciarlo, a essere sincero, un po’ mi fa schifo, ma una carezza, almeno tenergli la mano, devo riuscirci. Gli prendo una manina, piccola e ossuta, le vene in rilievo sotto la pelle lucida e le unghie gialle con qualche residuo nero annidato sotto, non bene identificato. Sto in silenzio, sta in silenzio, mi fissa un secondo, ora il suo sguardo cambia: apre la bocca e da sotto la lingua toglie qualcosa di piccolo e lucente, una specie di pillola o forse è una capsula. Non lo so, perché sono troppo concentrato a sperare che non me la metta in mano, così piena di saliva. Invece lo fa, aspetta che io apra la mano, mentre tiene con il pollice e l’indice tremolante il suo piccolo regalo per me; ora i suoi occhi cambiano e sembrano supplichevoli. Devo resistere, che sarà mai un po’ di bava? E poi potrebbe essere l’ultima volta che lo vedo, ridotto com’è chissà se arriva a domani. Gli lascio la mano e apro il palmo, faccio tutto con una e almeno tengo pulita l’altra, lui fa cadere la pasticca (credo di questo si tratti), poi sospira e mi sussurra, «Solo se serve, solo – se – serve», quindi mima il gesto di masticare e deglutire. Io rimango allibito, forse crede che metta quella roba in bocca solo per farlo contento, gli do una pacca sulle spalle e accenno il distacco abbassando lo sguardo. Come diavolo si è ridotto. Appena mi sollevo ha uno scatto improvviso, mi afferra, con entrambe le mani mi tira a sé, inizia a urlare, con il poco, pochissimo fiato che ha. Mi ritraggo e per qualche metro mi segue, poi mi ricordo che è su una sedia a rotelle e che di quel passo sto fresco a tirare, dato che ha una presa micidiale. Tutti si girano e i loro sguardi di minaccia e finta commiserazione mi fanno sciogliere: passo per un ribelle o un poco di buono, ma io voglio davvero bene al nonno, seppur a modo mio. Lui continua a mimare di mettere in bocca, gli occhi sembrano schizzare dalle orbite e il grigio che li vela adesso pare colorarsi dell’azzurro deciso di una volta, quando era un giovane bello e forte. Non so che fare, tutti mi osservano come per dirmi – e che ci vuole, fallo contento, è vecchio e malato, non hai un minimo di cuore. –  Ma io ho un gran cuore e il fegato pure e siccome al nonno voglio bene davvero e voi siete una massa di falsi, lo accontento: vicino a me il mio bicchiere di the. Ci immergo la pillola, mentre con l’altra mano l’assatanato continua a tirare, la sciacquo per bene, nella remota possibilità che della sua bava nulla resti. Mentre tutti mi osservano divertiti chiudo gli occhi e la metto in bocca, sto per deglutire, ma mi ricordo che lui l’ha tolta da sotto la lingua. Mi fermo, la muovo disgustato e la piccola intrusa trova alloggio in un’insenatura sotto la lingua, lì si posa e con mia sorpresa non mi da fastidio, anzi, non la sento per niente. Però continua a farmi schifo. Ne ho abbastanza, ora che tutti trattengono una risata sotto i baffi, mio padre defilato che scuote la testa e mia madre che di nascosto corre in bagno, portandosi le mani alla bocca; guardo il nonno e vedo nei suoi occhi pace e serenità, spero di sbagliarmi ma quello sguardo sembra dirmi  – ora posso crepare in pace .- Gli accenno un sorriso mentre i primi rigurgiti di vomito si affacciano alla bocca, non resisto e devo salire in fretta le scale, senza riuscire a dargli nemmeno un bacio, per l’ennesima volta. Sfondo la porta del cesso e mi aggrappo al water, butto fuori l’anima. Appena finito mi sollevo, mi ricordo della pillola che di certo è sgusciata fuori, faccio un rapido controllo: stranamente è ancora lì. Al piano di sotto è un continuo vociare, voglio scendere e mandarli tutti a quel bellissimo paese, ma sono stanco, improvvisamente stanco e non mi va di vedere ancora il vecchio, quello sguardo non mi è piaciuto affatto. Torno in camera, mi spoglio e sprofondo nel letto, poi mi lascio crogiolare dal tepore delle coperte, mi ricordo che quella cosa sta sotto la mia lingua, devo toglierla, ma che fretta c’è? Ormai ho vomitato e credo pure che la mia bava abbia adeguatamente sostituito quella del nonno; ma tu guarda che pensieri che faccio, ok, domani mattina la butto via.

La sveglia, ho dimenticato di puntare la sveglia. Di colpo un pensiero mi attanaglia: è tardi, faccio tardi al lavoro. Apro gli occhi, do ascolto al mio orologio biologico, qualcosa mi dice che è giorno ma intorno a me è tutto buio. Non so nemmeno se gli occhi sono realmente aperti, mi pare di non essere qui, o lì. Sono circondato dal silenzio e capisco di essere disteso ma questo non è il mio letto, non so cos’è. Percepisco una distanza siderale tra me e le pareti, non vedo il filo di luce che dalla finestra entra, non odo mio padre che tira lo sciacquone in bagno, in verità non sento assolutamente nulla. Sono disteso su una superficie, questo non è il mio letto, ma una fredda, freddissima lastra di ghiaccio; è liscia, così levigata che le dita scivolano come fosse olio, cerco di aggrapparmi a qualche bordo, insenatura, buco … insomma, un maledetto appiglio. Ma il freddo continua, il suolo scorre inesorabile sotto le mie unghie, il respiro diventa ansioso, il cuore inanella una serie di battiti da tachicardia: dove cazzo sono? Poi la mano si ferma, in verità incontro un ostacolo, forse la fine di un incubo così reale che faticherò a dimenticare. Ma quella che afferro è ancora una mano, unta, si direbbe coperta di una qualche colla; ok, se è un incubo tanto vale finire di viverlo, vorrà dire che mi sveglierò con le mutande bagnate. Seguo l’arto lasciando che le dita vi corrano sopra, percepisco una leggera peluria e capisco che si tratta di un maschio, poi avanzo verso la faccia e con il solo tatto provo a immaginarne le fattezze. Due occhi, una bocca, un naso, ok, ma chi è? Soprattutto perché non si sveglia? Il mio senso d’orientamento mi viene in soccorso e una volta sollevato mi sorprende un lieve capogiro; affondare le mani nel nulla mi fa rabbrividire. Non è un sogno né un incubo, mi gira la testa e questo è reale. Adesso faccio uso di entrambe le mani, tasto il viso e scendo giù, sul collo, sul petto, sul ventre e poi… cavolo, ma è nudo, questo qui è nudo! Ritraggo le mani e l’angoscia inizia a penetrarmi nelle vene, i vasi si dilatano e il cuore prende una rincorsa impossibile da fermare; provo a voltarmi, distendo le mani di fronte a me e le poggio alla mia sinistra: sento ancora un cazzo di corpo nudo. Non urlo, mi viene da farlo ma non ci riesco, penso che è troppo presto per urlare e che devo tenermi tutto dentro ancora un po’, finché non capisco cosa mi sta succedendo. Concentrarmi, devo concentrarmi. Non è facile con un carro armato che ti opprime il petto, il grido del cuore si fa acuto e le orecchie iniziano a fischiare, poi ancora buio nel buio.

(Continua)

Alessandro Falzani

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Chiara Belmonte

Nel silenzio surreale delle strade e delle città, ormai deserte a causa del covid e della relativa quarantena, c’è chi riesce ad uscire, seppure ‘metaforicamente’, all’esterno della propria abitazione. Mi riferisco a Chiara Belmonte, giovane illustratrice che, con la sua serie Life on a Balcony, diventa testimone di un periodo particolarmente difficile per l’intera umanità. Il balcone, uno scenario senz’altro suggestivo, consente alla giovane artista di raccontare, in modo ‘poetico’, l’esistenza umana nella difficile condizione di autoisolamento. Uomini e donne, seppure per brevi istanti, escono dalle mura interne delle case e, illuminati dalla luce diurna o notturna, con gli occhi colmi di speranza, si affacciano sul mondo.  

  

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Le interviste di Mister Covid. Un incontro con Matteo Salvini.



Mr Covid: Benevenuto a bordo Capitan-ano …. ehhmm mi scusi volevo dire Capitano…

Salvini: La ringrazio Mr. Covid.. Si figuri .. ormai sono abituato a ricevere insulti ….. Possiamo recitare un Padre Nostro prima di cominciare?

Mr. Covid: Beh ecco…magari dopo, sa abbiamo tempi piuttosto stretti.. Ma partiamo subito. Cosa ne pensa di questo Covid-19 ?

Salvini: Vuole dire – come lo chiama il mio amico Donald – del virus CINESE? Niente.. penso sia il frutto di politiche sbagliate e del ‘falso mito’ dell’accoglienza… vede ? Queste sono le conseguenze … il governo, oltre ai locali e ristoranti e attività, avrebbe dovuto chiudere porti e frontiere … io al governo l’avrei fatto …

Mr. Covid: .. ma tempo fa, nel momento in cui il virus era appena arrivato in Italia, non era lei a suggerire di non chiudere alcuna attività ?

Salvini: Io mi riferivo alle attività ITALIANE, il virus è CINESE e si sa che i CINESI frequentano solo i posti con gli involtini primavera e negozi di oggettistica..

Mr. Covid: Cosa ne pensa a riguardo delle origini del virus ?

Salvini: Guardi la risposta è semplice … un articolo uscito nel 2015 sul tg Leonardo parlava di un virus riprodotto in laboratorio … guarda caso poi con lo stesso nome del virus  .. COINCIDENZE?!

Mr. Covid: Ma si dice che nel 2015 non esistesse ancora questo tipo di Coronavirus. Non pensa quindi si tratti di una fake-news?

Salvini: ma vuole prendere per scemo me e migliaia di ITALIANI? Gli scienziati ci propinano quello che vogliono … tante notizie vengono occultate.. l’altro giorno, navigando su internet, ho visto delle foto in cui una navicella aliena distruggeva la Casa Bianca con un raggio di colore bluastro .. per non parlare poi delle prove ‘inconfutabili’ della terra piatta… gli scienziati, per anni, ci hanno propinano una quantità enorme di ‘BALLE’ …

Mr. Covid: come passa questi giorni di quarantena ?

Salvini: lavorando come ho sempre fatto durante la mia carriera politica e appoggiandomi alla fede. Credo, come avete visto nella mia campagna elettorale, di aver ampiamente dimostrato di essere Cristiano. Poi mi occupo, personalmente, della pagina Twitter dove propongo una politica con la ‘P’ maiuscola .. altro che questi cialtroni che continuano a prendere in giro gli ITALIANI …inoltre ho dato vita ad una nuova campagna firmata da tutti i membri della lega … si chiama ‘caccia all’untore’ e consiste nella ricerca, porta a porta, di persone, di origine straniera, affetti dal Covid.. di certo un bell’esempio di prevenzione per tutti gli italiani … Se non le spiace ora direi un Salve Regina per tutti gli ITALIANI che non possono andare a messa.

Mr. Covid: Guardi, forse non è il momento. Ma rimaniamo in tema.. non pensa di aver strumentalizzato il concetto di fede per fini elettorali?

Salvini: Ma Mr. Cooviidd.. la prego non si atteggi a giornalista rosso… Lo sanno benissimo gli italiani che non strumentalizzo la fede. Altrimenti io e la D’Urso, così spontaneamente, non avremmo recitato il rosario in televisione di fronte a migliaia di telespettatori cattolici.. Non crede?!

 

Mr. Covid: Cosa ne pensa invece della recente contestazione durante una sua diretta dal balcone di casa ? E infine cosa farebbe in questo periodo al posto se fosse al governo ?

Salvini: Le prometto sarò breve Mr Covid.. la contestazione è tutta una farsa.. personaggi politicizzati mandati a contestarmi solamente per screditarmi di fronte ai media.. Una masnada, mi permetta il termine, di buffoni, nessuno con il coraggio nemmeno di venirmi a citofonare.. Al posto del governo farei molto di più .. il virus non si può sconfiggere solamente con la scienza ma anche attraverso la fede.. quindi, in collaborazione con l’illustre Paolo Brosio, ci stiamo attivando per lanciare l’iniziativa ‘Chiese aperte’ … tutti i giorni, al fine di sconfiggere definitivamente il virus, si dovrebbero aprire tutte le chiese italiane, riprendere la recita quotidiana del Rosario, ricominciare, settimanalmente, con le processioni sacre e riprendere i viaggi religiosi.. Riaprire il Vaticano, Lourdes e San Giovanni Rotondo, ritornare a Fatima e a Medjugorije .. questa sarebbe la mia ricetta..

Mr. Covid: siamo quasi giunti al termine della nostra chiacchierata. C’é qualche dichiarazione importante che vorrebbe fare?

Salvini: Certo. Vorrei ricordare a tutti di acquistare solo prodotti ITALIANI come eh..le spugne per la cucina, eh..la pizza col kebab, eh..gli smartphone, eh..il vodka tonic. Vorrei poi salutare la mamma e il mio amico ungherese Orban che si è preso una pausa dalla rieducazione dei giornalisti solo per sostenermi inviandomi un sacco di meme carini. Vuole vederli? Prima però un Ave Maria al volo?

Mr. Covid: Forse ma…prima un’ultima domanda. Da qualche giorno la Lega di Salvini ha perso la sentenza contro L’Espresso relativa ai famosi 49 milioni… come giustifica la sentenza ? E poi, che fine hanno fatto questi 49 milioni?

Salvini: Eh..sentenza?..eh,Tribunale?..eh 49 milioni?..Ma caspita si è fatto tardissimo! Devo andare subito in Sicilia a bloccare uno sbarco rondini migranti clandestine..un’altra cosa che questo governo nasconde ai cittadini! Arrivederci e prima gli ITALIANI! Aiutiamo le rondini a casa loro!

Mr.Covid: Grazie a Salvini per il suo tempo!

Arrivederci cari lettori!
Un saluto, ovviamente a distanza, da Mister Covid!
Alla prossima!

Gender relationship

SLip, artista di origine francese, è l’autore di questa serie di collages intitolata Gender relationship. La raccolta, da considerarsi un’esplorazione dell’amore, è caratterizzata da paesaggi surreali carichi di elementi simbolici. L’artista, in un certo senso, traduce, attraverso il linguaggio artistico, una serie di emozioni (sensualità, tradimento, dolore e gioia etc.) tipiche della relazione sentimentale tra uomo e donna. L’amore, secondo SLip, genera emozioni contrastanti che, gradualmente, prendono vita in Gender relationship: una serie di collages originali e affascinanti.

Gender relationship (English version)

SLip, a name of french artist, is the author of this series of collages entitled Gender relationship. The collection, to be considered an exploration of love, is described by surreal landscapes full of symbolic elements. In a certain sense, the artist translates, through artistic language, a series of emotions (sensuality, betrayal, pain and joy, etc.) typical of the sentimental relationship between man and woman. Love, according to SLip, create conflicting emotions, that, gradually, give life to Gender relationship: a original and fascinating collage series.

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Official page: http://www.iamslip.com/

Instagram: https://www.instagram.com/iamslip/

“L’OPINIONE” di Paolo Ammazzamauro

argomento: Fake news

L’acqua del bidet, da sicuro lavacro a veicolo del contagio?

Secondo certi studi lavarsi le parti intime con la mano sinistra incrementerebbe il rischio di contrarre qualche virus a caso.

Di questi tempi se ne sentono di ogni. Tappati in casa come vampiri abbonati ad Amazon Prime, non abbiamo più la libertà di esperire il mondo, interagire con gli altri o semplicemente scendere per il primo Gin-Tonic pre-pranzo delle 10:30. Di conseguenza, l’unica cosa che possiamo fare, oltre ai video di gattini scemi e la pornografia su vasta scala, è rivolgerci al web per un po’ di conforto e sicurezza, quello che prima ci veniva dal confronto con le vite altrui e lo scambio di idee. Per farci un’idea del mondo, non solo in relazione a noi stessi ma anche agli altri, di questi tempi strani la via più seguita è quella dell’informazione tramite internet. Così, un po’ per placare l’ansia dell’ombra “mortale” del virus e un po’ per avere qualcosa da raccontare alla tua compagna (che ormai le foto di Rimini dell’anno scorso le conosci a memoria), scartabelliamo, cerchiamo, visitiamo e assimiliamo una mole di informazioni ragguardevole. Non sempre però quello che si trova in rete corrisponde a verità, anzi, il più delle volte alcuni giornali (o presunti tali), pur di fare qualche click in più, creano post con titoli sensazionalistici o allarmisti del tipo: “Guardare negli occhi un infetto per più di otto secondi moltiplica il rischio di contagio” o ancora “Israelita muore in circostanze sospette ma dopo tre giorni risorge”. E nel marasma di queste Fake News, il nostro Governo ha creato una Task Force (così per fare l’inglese a caso) con lo scopo di valutare il flusso informativo evitando che notizie sbagliate, incomplete o del tutto inventate creino il panico. Un’iniziativa positiva, secondo il mio punto di vista, in grado di portare sicuramente significativi miglioramenti alla vita dei cittadini che, come me, si avvalgono di queste notizie “certificate” da esperti del settore. Per questo motivo rimango in attesa del prossimo Decreto Ministeriale che imporrà l’obbligo di fare gargarismi con acqua, limone, rosmarino per sconfiggere il virus nonché la revisione didattica di tutte le teorie post-socratiche sulla sfericità terrestre a favore del terrapiattismo. La vita è una cosa seria, tanto vale riderci sopra.

Paolo Ammazzamauro

Paisagens

Wagner Kuroiwa, artista brasiliano, è l’autore di questa collezione di dipinti. Il suo lavoro, che non fa parte di una serie, viene raccolto con il nome portoghese Paisagens* (paesaggi) ed è realizzato, principalmente, in acrilico o mediante tecniche miste. Le sue opere, ispirate all’arte giapponese, racchiudono, con forza, vitalità e spiritualità, l’esistenza. Kuroiwa, attraverso uno stile originale, riesce a far convivere moltissimi elementi simbolici che comparendo in maniera caleidoscopica agli occhi dell’osservatore, creano un fitto e denso paesaggio. Nei suoi dipinti dunque, oltre a figure umane che rappresentano l’inconscio dell’artista o un richiamano a figure proprie alla cultura sacra, ricorrono tipici elementi dell’arte giapponese come la Carpa Koi, croci, probabilmente in riferimento alla cultura cristiana, ma anche teschi, uccelli che, arricchiti da colori vivaci e ben equilibrati,diventano lo specchio dell’inquietudine e introspezione personale dell’artista.

Note al testo: Paisagens, il nome della raccolta, è stato scelto dalla redazione. Inoltre i primi tre dipinti sono considerati dall’artista un trittico.

Paisagens (English version)

Wagner Kuroiwa, Brazilian artist, is the author of this paintings collection. His work, that are not created to be a series, are collected with the portuguese name Paisagens and is made above all with acrilic or in mixed media. His works Inspired by Japanese art, enclose existence with strength, vitality and spirituality. Kuroiwa, through an original style, manages to coexist many symbolic elements that comparing kaleidoscopically in the eyes of the observer, created a dense landscape. In his paintings, therefore, besides a human figure representing the artist’s unconscious or ispired by oriental art,we can see also elements of Japanese art such as the Koi Carp occur, crosses, probably in reference to Christian culture, but too skulls, birds which, enriched by bright and well balanced colors, become the mirror of the artist’s restlessness and personal introspection.

Note: Paisagens, the name of this collection, is a choise by the editorial staff of the site. The paintings called Espellho; Atol das rocas e dicotomia could considered by Kuroiwa as a Thripthych.

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BREVI NOTE

Antefatto: cioè ante sospensione dell’attività didattica e ante decreto Io resto a casa.

25 febbraio 2020

Oggi sono stata a Perugia. Per strada mi sono coperta naso e bocca col bavero del cappotto perché mi era arrivata una folata di smog.

Una ragazza – dell’età che “io sono invincibile” – mi ha guardata con un ghigno a metà tra lo stupore e la superiorità.

Ho pensato che lei abbia pensato che il mio gesto fosse dovuto al virus.

Evidentemente il virus era già entrato nella cultura e nella società.

Prima settimana di isolamento.

Marzo 2020

Per motivi di studio avvio la visione di Viaggio in Italia, documentario sul Living Theatre del 1976. Il filmato parte dal punto in cui Julian Beck e Judith Malina si dividono le seguenti battute:

  • Abbiamo il proposito di rappresentare il mito del primo assassinio
  • e quindi di tracciare le conseguenze di questo mito
  • analizzare ripetutamente le conseguenze di questo mito
  • poiché dalle conseguenze di quella prima morte risultano tutte le altre.

Il Living occupa una piazza di Taormina. Mi inizio ad inquietare all’ultima battuta e l’inquietudine prosegue quando, rapidissima dopo le suddette parole, parte l’azione: gli attori del Living Theatre tossiscono e si dimenano fino a cadere a terra “morti”. La casualità dell’aver visto questa come scena prima di tutto il video non fa che richiamare più velocemente alla mente il contagio con relative definitive conseguenze di questo periodo più tragico, forse, del mito stesso di Caino. Sta di fatto che, oggi come ieri, il Living Theatre lascia il segno, anche se “solo” bucando lo schermo.

Gli italiani saranno abituati.

Mi chiedo se gli italiani siano abituati a stare in casa. Mi chiedo se gli italiani si abitueranno a stare in casa per un lungo periodo di tempo. Soprattutto avverto la preoccupazione dei genitori con i loro figli. Mi stupisco di tale preoccupazione. Mi ricordo che da bambina trascorrevo giornate in casa con i miei familiari senza colpo ferire: noia sì, ma anche compiti da eseguire, disegni da tracciare e colorare, giochi da inventare e forse troppa televisione. Ricordo sì le infuriate dei genitori scaturite dai litigi di noi bambini, ma in definitiva lo stare a casa era la norma. Oggi si soffre a stare a casa. Siamo abituati ad uscire anche solo per farci una passeggiata o per prendersi un caffè al bar. D’altra parte arrivano rincuoranti le voci di amici e conoscenti pronti ad affermare che restare a casa non sarà certo un problema visto che abitualmente lo fanno. Poi però i giorni passano inesorabilmente solitari ed anche questi miei amici e conoscenti si sentirebbero più persi senza una connessione internet. Appena scattato il decreto Io resto a casa corro ad avvertire via social sul rischio di incorrere in depressione nel periodo dell’isolamento: in passato sono stata isolata per ben più di qualche mese e conosco le conseguenze di un tale stile di vita. Dunque ben vengano le comunicazioni via etere, primo comandamento: non perdere di vista nessuno. In tanti l’hanno capito: spopolano le fotografie delle videochiamate tra amici e chi non si fotografa tuttavia di videochiamate ne fa. Il problema è per chi non ha ancora dimestichezza con questi mezzi tecnologici. Alla fine della prima settimana di isolamento, la prima di tante che dovremmo affrontare, mi spavento: una donna urla in strada sotto la mia finestra che non ne può più di stare in casa ed un’altra donna le risponde che neanche lei ne può più di stare in casa. Mi spavento per due motivi: per le condizioni psichiche delle due; perché mi chiedo se gli italiani ce la faranno a resistere tanto a lungo in condizioni di isolamento. Poi mi calmo pensando che si abitueranno.

Per forza rallentare.

Rallentare per forza. Rallentare nei consumi e nella produzione. Rallentare nel traffico di merci e di persone. Rallentare negli eventi e nelle attività. Finalmente si tornerà a risparmiare e a risparmiarci, forse. Eppure già è stata annunciata l’accelerazione per la ricostruzione e forse, ancora una volta, passerà inascoltato Latouche con la sua «decrescita». Intanto siamo senza trasporti aerei, dunque torniamo a ricordarci delle distanze; ma le comunicazioni non viaggiano con tempi dilatati, sono veloci più che mai. Non è come fu per la peste del ‘600. Noi siamo uno Stato, noi abbiamo i mezzi di comunicazione di massa. Per una volta tanto tutto ciò non suona come una minaccia ma come la garanzia del meglio che poteva toccarci in sorte.

Punti forti o deboli del nostro sviluppo in corso e futuro.

Una Nazione che in gran parte si ferma ci fa accorgere del fatto che siamo come un coro. In un coro ognuno è importante: ogni lavoratore è risultato essere importante. Questo emerge dalla difficile situazione economica e dalle misure del decreto del 16 marzo 2020. Nella già annunciata «fase della ricostruzione» forse il lavoro tornerà finalmente a essere centrale, più dei consumi. Forse di nuovo ci sarà lavoro per ognuno. Forse la reale e non amata burocrazia italiana riceverà un altro duro colpo. Forse impareremo ad usarla al meglio questa dannata e benedetta tecnologia. Forse uno dei comparti “tagliati” negli anni precedenti ne verrà fuori più forte: la sanità ovviamente. Allora non c’è che da avere paura per il prossimo cataclisma pensando a quanti comparti ci sono da recuperare. Per favore anticipiamo il cataclisma. Per la prossima volta facciamoci trovare preparati. Si conoscono già i punti deboli del nostro sistema.

Maria Luisa Sementilli

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Email: marialuisasementilli@virgilio.it

Copernico

Le mura del Labirinto Magico si riempiono di inchiostro con le nuove illustrazioni dall’artista uruguayano Copérnico, pseudonimo di Camilo La Rosa. I suoi disegni, frutto di una storia immaginaria, possono considerarsi una vera e propria riflessione sul processo creativo. Tra creature bizzarre e universi immaginari, progressivamente, entriamo nell’universo onirico e inconscio di questo artista che, con audacia, coraggio e bravura, ci ricorda, in questi momenti difficili, il potere salvifico dell’arte.

Copernico (english version)

The walls of the Magic Labyrinth are filled with ink in these new illustrations by the Uruguayan artist Copernico, nickname of Camilo La Rosa. His designs, the result of a immagination story, can be considered a real reflection on the creative process. Between bizarre creatures and imaginary universes, we gradually enter the dreamlike and unconscious universe of this artist who, with boldness, courage and ability, reminds us, in these difficult moments, of the saving power of art.

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Instagram: https://www.instagram.com/copernico___/?hl=it