Il fiato del drago

La terra aveva tremato di nuovo. Quella volta era successo durante la notte. Tutto era iniziato con un vento che ringhiava al di fuori delle imposte chiuse, come un animale famelico. La casa tremava tutta; sembrava di essere al centro di un tornado. La bambina era sdraiata nel suo lettino dalla trapunta con i disegni delle principesse Disney; non riusciva a dormire. Nella sua immaginazione, quello non era il vento, ma il mostro del sonno che voleva rapirla. Stringeva a sé l’orsacchiotto di peluche con il papillon rosso, che le sussurrava di stare tranquilla, che lui l’avrebbe protetta dall’uomo nero. La stanza era avvolta nel buio come un mantello nero; la lucina da notte era fulminata e l’unica fonte di luce era la spia verde della lampada d’emergenza che proiettava ombre inquietanti sul muro, nonostante fosse flebile. Gli occhi della bambina erano spalancati e le orecchie tese a captare qualsiasi rumore al di fuori del vento che ringhiava. Il suo respiro era alquanto affannoso e sentiva le guance bagnarsi dalle sue lacrime di paura, mentre stringeva il peluche talmente forte da non farlo respirare. Stava assorbendo le sue lacrime, come faceva sempre: era un amico fedele lui. Sentì improvvisamente qualcosa che sbatteva violentemente fuori; la bambina scattò in piedi. «Che cos’era, Fred?» sussurrò al peluche. La bambina scostò le coperte e appoggiò i piedi nudi sul cotto freddo, rabbrividendo. Abbracciò Fred, come se fosse il suo scudo e si avvicinò al balcone: era da lì che aveva sentito il rumore. Deglutì; sentiva la gola secca. Aveva sempre avuto paura dei tornado. Aprì il balcone, avvertendo immediatamente il freddo vento che la schiaffeggiava. Abbassò anche le imposte, quanto bastava per permetterle di vedere fuori: era meglio se non lo avesse fatto. C’era davvero un tornado: vedeva buste di plastica volare da sole come fantasmi; le fronde degli alberi scosse a tal punto che potevano essere strappate dalla terra; i pali dell’elettricità che danzavano, rilasciando un suono come di uno sciame d’api. Ed ecco che accadde tutto in un attimo. La bambina non capiva cosa stesse succedendo. Sentì una strana vibrazione con i piedi nudi sul pavimento; istintivamente alzò lo sguardo sul soffitto e vide gli striscioni di carta velina appesi al lampadario muoversi da soli. E la vibrazione si intensificò, fino a fare cadere in ginocchio la bambina che iniziò a urlare e a chiamare la mamma. Non c’era bisogno delle sue grida: i suoi genitori si erano già svegliati in preda al panico e la prima stanza in cui si erano precipitati era quella della figlia. La madre aveva il volto contratto in una smorfia di dolore, sembrava essere stato deformato dalla plastilina; il suo papà urlava alla moglie di prendere la bambina e di uscire immediatamente. La bambina piangeva in preda al panico: prima l’uomo nero, poi il tornado e ora la terra tremava. Che succedeva? La madre l’afferrò e si precipitò lungo le scale, chiamando i vicini già in allerta. La bambina cercava di tenere stretto Fred, che non voleva perdere per nulla al mondo. Scendere le scale con una bambina di otto anni in braccio non era cosa facile, aggiungendo anche il fatto che le scosse ne destabilizzavano l’equilibrio fisico e mentale. La bambina, dalla spalla della madre, vedeva altre persone precipitarsi lungo le scale con vestaglie e pigiami, mentre sopra il boato delle scosse di terremoto distruggeva il palazzo. Sembrava che un enorme drago stesse camminando su di loro, sgretolando quella scatola di cemento come se fosse stato un grissino. Ma il drago fu più veloce di loro. Nella confusione, Fred cadde e la bambina urlava e si dimenava per tornare a riprenderlo, rendendo tutto ancora più difficile. Nessuna delle persone dietro di lei si chinò a raccoglierlo e a ridarglielo, tutti volevano scappare perché era questione di secondi se volevano salvarsi. In giro si sarebbero trovati milioni di orsacchiotti, ma la vita era una. Il drago fu più veloce e mattone dopo mattone sgretolò quel grissino di cemento, imprigionando tutti. La mattina dopo, quando i vigili del fuoco giunsero sul posto per cercare persone sotto le macerie, con grande rammarico trovarono solo un orsacchiotto con un papillon rosso, sporco di polvere, con lo spettro della casa distrutta dal drago attorno ad esso.

Alessia Di Palma

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