A moment in Istanbul

Le strade di Istanbul, piene di vita, lasciano spazio – durante la diffusione del Covid-19 – ad un silenzio surreale e devastante che ci viene raccontato da Ozan Güzelce, autore del reportage fotografico intitolato A moment in Istanbul. Il fotografo turco, accompagnato dall’ inseparabile macchina fotografica, si muove tra le strade, ormai quasi deserte, dell’incantevole città. Figure solitarie e silenziose (adulti ma anche bambini), occupano ampi spazi divenendo, nella maggior parte dei casi, il soggetto favorito della ricerca di Güzelce. Le architetture marmoree e i bellissimi scorci di Istanbul si connettono quindi con l’essere umano che, con volti apparentemente malinconici, sembra soffrire particolarmente per questa condizione di isolamento. Güzelce, mediante il linguaggio della fotografia,riesce a ritrarre la bellezza regalandoci emozioni indelebili.  

English version:

The streets of Istanbul, full of life, leave space – during the spread of the Corona virus – to a surreal and devastating silence that is told to us by Ozan Güzelce, author of the photographic reportage entitled A moment in Istanbul. The Turkish photographer, accompanied by the inseparable camera, moves through the almost deserted streets of the enchanting city. Lonely and silent figures (adults but also children) move in large spaces becoming, in most cases, the favorite subject of Güzelce‘s research. The marble architecture and the beautiful views of Istanbul therefore connect with people that, with apparently melancholy faces, seems suffer particularly from this condition of isolation. Güzelce, through the language of photography, manages to portray beauty giving us unforgettable emotions .

@Ozan Güzelce

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Scars of life

“Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi da cicatrici” (Khalil Gibran)

Un’antica tradizione giapponese, chiamata ‘Kintsugi’, consiste nel riparare un vaso in frantumi e, successivamente, ricoprirne le crepe con l’oro. Questo processo, che contribuisce ad impreziosire una ‘ferita’, in parte, seppure in modalità diverse, viene emulato da Daniele Deriu che, tra il 2012 e il 2018, realizza la serie fotografica intitolata Scars of life. Le fotografie, in cui si evince la grande sensibilità dell’autore, sono dedicate a donne forti e guerriere che hanno combattuto personalmente contro malattie terribili, abusi, menomazioni e, in alcuni casi, anche contro la loro stessa esistenza, facendosi del male con atti di autolesionismo o, nelle condizioni più difficili, nel tentativo di togliersi la vita. Il fotografo, rovesciando ipocriti canoni di bellezza e banali stereotipi, si sofferma sulla cicatrice che, attraversando la pelle, diventa simbolo della sofferenza umana. Nel passaggio metaforico dal buio alla luce – che possiamo cogliere nello sfondo – la donna, vera protagonista di Scars of life, sembra finalmente fiorire e rinascere.

@Daniele Deriu

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