A moment in Istanbul

Le strade di Istanbul, piene di vita, lasciano spazio – durante la diffusione del Covid-19 – ad un silenzio surreale e devastante che ci viene raccontato da Ozan Güzelce, autore del reportage fotografico intitolato A moment in Istanbul. Il fotografo turco, accompagnato dall’ inseparabile macchina fotografica, si muove tra le strade, ormai quasi deserte, dell’incantevole città. Figure solitarie e silenziose (adulti ma anche bambini), occupano ampi spazi divenendo, nella maggior parte dei casi, il soggetto favorito della ricerca di Güzelce. Le architetture marmoree e i bellissimi scorci di Istanbul si connettono quindi con l’essere umano che, con volti apparentemente malinconici, sembra soffrire particolarmente per questa condizione di isolamento. Güzelce, mediante il linguaggio della fotografia,riesce a ritrarre la bellezza regalandoci emozioni indelebili.  

English version:

The streets of Istanbul, full of life, leave space – during the spread of the Corona virus – to a surreal and devastating silence that is told to us by Ozan Güzelce, author of the photographic reportage entitled A moment in Istanbul. The Turkish photographer, accompanied by the inseparable camera, moves through the almost deserted streets of the enchanting city. Lonely and silent figures (adults but also children) move in large spaces becoming, in most cases, the favorite subject of Güzelce‘s research. The marble architecture and the beautiful views of Istanbul therefore connect with people that, with apparently melancholy faces, seems suffer particularly from this condition of isolation. Güzelce, through the language of photography, manages to portray beauty giving us unforgettable emotions .

@Ozan Güzelce

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Le bellezze del mondo nella fotografia di Sebastião Salgado

Arrivato a Lisbona, in occasione di un breve viaggio compiuto due anni fa, il mio caro amico Matteo mi propone di accompagnarlo alla mostra di un fotografo brasiliano. Entriamo così alla Cordoaria Nacional, centro espositivo della capitale lusitana, dove ha luogo Genesis, progetto fotografico di Sebastião Salgado. L’esposizione, curata da Lélia Wanick Salgado (moglie dell’autore), si compone di 245 fotografie in bianco e nero, frutto dell’intensa attività del fotografo condotta in alcune delle aree più remote del pianeta, come i ghiacciai dell’Antartide, la taiga dell’Alaska, le montagne dell’America, del Cile e della Siberia, i deserti dell’America e dell’Africa, fino ad arrivare alle foreste tropicali di Congo, Amazzonia, Indonesia e Nuova Guinea. Le fotografie, realizzate tra il 2003 e il 2011, ritraggono, in tutta la loro bellezza, splendidi paesaggi naturalistici che, non ancora deturpati dalla presenza dell’uomo, diventano un vero e proprio manifesto in favore dell’ambiente, come dichiara, a proposito del suo lavoro, lo stesso autore: «Personalmente vedo questo progetto come un percorso potenziale verso la riscoperta del ruolo dell’uomo in natura. L’ho chiamato Genesi perché, per quanto possibile, desidero ritornare alle origini del pianeta: all’ aria, all’ acqua e al fuoco da cui è scaturita la vita; alle specie animali che hanno resistito all’ addomesticamento e sono ancora “selvagge”; alle remote tribù dagli stili di vita “primitivi” e ancora incontaminati; agli esempi esistenti di forme primigenie di insediamenti e organizzazioni umane». Salgado, mediante immagini potenti e suggestive, incanta lo spettatore attraverso scenari di straordinaria bellezza, come nel caso dei territori dell’Antartide, della Patagonia e dell’Alaska, dipinte dal bianco freddo dei ghiacciai, dalle tonalità grigiastre dei monti e dalle increspature scure dell’oceano. Lo splendore della natura paesaggistica, in diversi casi, è equilibrata dalla presenza di vari animali, come si vede, ad esempio, da un gruppo di pinguini che si tuffano da un pendio ghiacciato verso le profondità del mare; dalle code di balene che fuoriescono, come delle sirene, dall’acqua; dalle immense distese di foche che posano su territori aspri e rocciosi oppure dei gabbiani in volo o posati sul ciglio di una montagna.

Jes

@Sebastião Salgado